PRECISAZIONI SU NOTIZIE PER UTILIZZO DI BITCOIN PER ATTIVITA’ CRIMINALI


La Polizia di Stato ha diffuso un comunicato del 28.04.2017 per segnalare che le nostre forze dell’ordine hanno recentemente posto in essere una complessa attività investigativa contro il commercio di prodotti illegali attraverso le reti informatiche, anche mediante un’attività di copertura online.

Tale attività di contrasto al commercio di sostanze stupefacenti dimostra l’attenzione che la polizia giudiziaria e le procure hanno ormai posto sull’uso distorto delle tecnologie dell’informazione.

Difatti tutti le innovazioni e gli strumenti tecnologici sono in sé neutri e possono purtroppo essere impiegati anche a fini illeciti.

Quello che è invece emerso dalle notizie di stampa e dal resoconto giornalistico della conferenza lascia gravi perplessità, in particolare per la presunta dichiarazione secondo cui sarebbe “illegale lo scambio di euro in bitcoin, perché non c’è tracciabilità e non si può risalire all’identità”.

Trattasi, infatti, di un’affermazione che contraddice gli stessi risultati delle indagini: l’attività investigativa è stata svolta nel Deep Web (Web Sommerso o Invisibile - parte del World Wide Web non indicizzata dai comuni motori di ricerca) ed in particolare nel Dark Web (solitamente raggiungibile solo attraverso software dedicati), il che non ha evidentemente impedito di risalire all’identità delle persone interessate.

Quanto allo strumento utilizzato per i pagamenti dei traffici illeciti la realtà dei fatti è esattamente contraria a quella descritta e l’eventuale finalità dolosa di coloro che se ne servono deve essere valutata caso per caso.

Al fine di evitare ulteriori speculazioni giornalistiche, frutto, se non di improvvisazione, quantomeno di una scarsa comprensione del fenomeno delle criptovalute, e di fornire comunque al pubblico più in generale una corretta descrizione della realtà, Assob.it intende rammentare che:

  1. L’idea alla base del Bitcoin è quella di creare un sistema che non si basi più sulla fiducia e sull’intermediazione di enti centrali o terze parti, consentendo ai soggetti interessati di scambiare valore direttamente tra loro.
  2. Il bitcoin non è anonimo (il contante è anonimo, le materie prime sono anonime, i titoli al portatore sono anonimi), il bitcoin è pseudo-anonimo. Il bitcoin è come una casella di posta elettronica. È per questo che le forze dell’ordine, con l’uso accorto delle tecniche investigative informatiche, riescono ad identificare, in caso di indagini, chi ne è il titolare.
  3. Tutti i pagamenti in bitcoin sono tracciati. Ogni singola transazione è pubblica e registrata in eterno nella blockchain. A disposizione delle autorità che, identificato il titolare, potranno agevolmente ricostruire la storia di tutte le sue transazioni, in entrata ed uscita.
  4. Il bitcoin è perciò lo strumento peggiore da utilizzare per pagamenti riguardanti operazioni o traffici illeciti.

Parimenti censurabile è poi la ricostruzione secondo cui la compravendita di bitcoin o altre criptovalute rappresenterebbe attività di intermediazione finanziaria che, se esercitata in assenza di autorizzazione, esporrebbe le persone coinvolte finanche a gravi responsabilità penali. Come evidenziato, è la finalità con la quale si utilizza lo strumento che caratterizza la condotta e, ove esso sia adoperato lecitamente, non vi è motivo di ritenerlo contrario alle leggi dello Stato.

Così come per i pagamenti in moneta corrente, l’elemento psicologico di un eventuale reato di ricettazione o di riciclaggio, deve essere desunto esclusivamente dalla conoscenza o conoscibilità della provenienza illecita dei soldi o dei beni scambiati con bitcoin.

In merito Assob.it rammenta che per il commercio di bitcoin contro valuta a corso legale non è richiesto, allo stato, alcun tipo di autorizzazione o permesso o altro atto equivalente (come peraltro già indicato ancor più autorevolmente dalla stessa Banca d’Italia e come è confermato dal fatto che solo con l’introduzione della IV direttiva antiriciclaggio sarà introdotta nell’ordinamento la figura del cambiavalute virtuale, ad oggi assente).

Il bitcoin non può essere in alcun modo assimilato ad uno strumento finanziario, trattandosi di valuta virtuale che, come espressamente sancito dalla Corte di Giustizia UE (causa C 264/14), “non ha altre finalità oltre a quella di un mezzo di pagamento” e visto che:

  • ai sensi dell’art. 1, comma 4, del T.U.F., “I mezzi di pagamento non sono strumenti finanziari”;
  • le attività riservate agli intermediari finanziari abilitati, come è noto, sono esclusivamente quelle che hanno ad oggetto gli strumenti finanziari (come da combinato disposto degli artt. 1, comma 5, e 18, comma 1, del T.U.F.);
  • la compravendita di bitcoin in sé non può mai integrare l’esercizio abusivo di un’attività riservata agli intermediari finanziari abilitati.

In ogni caso, Assob.it e i suoi associati confermano la piena disponibilità, come già accaduto in passato, a svolgere attività di formazione e di informazione agli organi di stampa, nonché per qualsiasi forma di collaborazione con gli organi inquirenti al fine di offrire ogni utile contributo nella comprensione di questa realtà ancora sconosciuta a molti e quindi, anche per questo motivo, vista, spesso, con ingiustificata diffidenza.